Sicilia on the road La Sicilia da Vedere e Gustare!
Il progetto Sicilia On The Road è all'alba della sua creazione. Non vuole essere ne un punto di riferimento, ne una guida per il turismo. L'obbiettivo è, semplicemente, quello di descrivere luoghi, sapori ed eventi, non come una fredda guida turistica, ma come un colorito racconto on the road. Sei stato in Sicilia e vuoi raccontare le tue emozioni sui luoghi, sapori ed eventi vissuti? O più semplicemente vorresti segnalarci o inviarci qualcosa da poter inserire nelle nostre sezioni? Mandaci una mail a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . Grazie! :-)
  • La Storia

    Per quanto siano presenti sul territorio numerosi ritrovamenti preistorici che ad oggi non han ben definito quando siano avvenuti i primi insediamenti umani sull’isola (Paleolitico Superiore o anteriore), la Sicilia entra nella Storia con l’avvento della scrittura, portata dai colonizzatori Greci. Calcidesi e Corinzi per primi a cui seguirono i Megaresi, i Rodiesi ed i Cretesi, che trovarono delle tribù precedentemente insediatesi in questi territori: i Siculi ad Est del Fiume Salso, i Sicani ad Ovest e gli Elimi stanziati sulla costa occidentale.
    In poco tempo, tra il 735 ed il 734 a.C., i Siculi  videro sorgere le prime polis (città), Naxos e Siracusae (Siracusa), a cui seguirono nel giro di pochi anni città come Zancle (Messina), Katane (Catania), Megara Hyblaea (nei pressi dell’attuale Augusta) e Leontinoi (Lentini).
    Mentre i nuovi coloni Greci, i Sicelioti, espandevano la loro provincia verso l’entroterra, spingendosi fino a fondare Selinunte, le tribù Sicane e gli Elimi videro sbarcare sulle proprie coste i Cartaginesi che fondarono, nel VI secolo a.C., Zyz (Palermo), Mozia e Solunto, insediamenti che costrinsero gli Elimi ad abbandonare il mare, fondando città come Iruka (Eryx per i Greci, l’attuale Erice) e Segesta.
    Proprio in questi anni, VII-VI secolo a.C., nacquero i primi templi, a Siracusa ed Agrigento, e con essi si sviluppò in Sicilia anche l’arte della scultura. Spiccano tra le realizzazioni di quest’epoca le metope di Selinunte e, non per ultimo, il valore estetico delle monete siceliote.
    Siracusae negli anni acquisiva sempre più potere, divenendo di fatto,  soprattutto nei successivi periodi di Tirannia, il più importante centro politico della discendenza greca, tanto da sottomettere al proprio potere le altre città. Affrontò e vinse i Cartaginesi ad Imera nel 480 a.C. e poi gli Etruschi a Cuma nel 474 a.C., ma la contesa egemonia sul Mediterraneo e le mire indipendentistiche delle altre città siceliote non le resero il compito facile.
    Per secoli il potere balzò dalle mani dei Siracusani ai Cartaginesi e viceversa finché, dopo la prima guerra punica (264-241 a.C.), la Sicilia divenne la prima Provincia Romana. Anche se Siracusae riuscì a mantenere per anni una certa autonomia, negli anni si susseguirono numerose rivolte siceliote contro Roma, che alla fine rese schiava la popolazione, dedicandola al latifondo fino a divenire una delle regioni romane più importanti per la produzione cerealicola.
    La Sicilia risentì notevolmente del declino romano del III secolo, dovendo comunque attendere l’avvento del IV secolo, sotto Diocleziano, per essere unita amministrativamente all’Italia e seguirne le orme di ripresa. In quest’epoca difatti nascono i 3500 mq di mosaici della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, dal 1997 dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
    Roma mantenne il potere sull’isola quasi fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando i Vandali, conquistata l’Africa settentrionale, si stanziarono anche in Sicilia. Nel 474 l’egemonia dei Vandali sull’Isola venne riconosciuta dall’imperatore Zenone dell’Impero Romano d’Oriente a seguito della stipula di pace perpetua tra i due imperi, privilegio che cedettero in breve, dietro pagamento di tributo, a Odoacre nel 476, ad esclusione della città di Lilibeo (l’attuale Marsala) per la sua posizione strategica.
    La Sicilia attese il VI secolo, con lo sbarco di Belisario per l’inizio della riconquista dei territori italiani, per vivere la sua epoca bizantina. Per tre secoli l’isola non fece parte ne’ dell’Italia ne’ dell’Africa, considerata semplicemente un demanio di Costantinopoli, fatto che favorì il mantenimento della religione romana. Catacombe ed ipogei cristiani sostituirono le precedenti necropoli pagane, i centri abitati divennero più piccoli, arroccandosi in luoghi ben protetti e di difficile accesso. Kaukana, oggi Santa Croce Camerina, è tra i pochi centri bizantini i cui resti han resistito fino ai giorni nostri.
    Per quanto i tentativi di conquista Musulmani cominciarono nel VII secolo, la popolazione Araba riuscì ad insediarsi in Sicilia solo nella prima metà del IX secolo, sbarcando nell’827 a Mazara del Vallo. Ci vollero quasi 80 anni prima di sottrarre queste terre ai Bizantini, ma una volta scacciati gli Arabi ebbero vita facile a mantenere il proprio dominio sull’Isola, grazie anche all’incapacità dei popoli germanici di tentare la conquista. Tollerarono la libertà di culto e lasciarono all’indipendenza gran parte della popolazione, apportando un enorme sviluppo culturale ed economico alle popolazioni siceliote. Insegnarono loro come utilizzare in modo razionale le risorse idriche, come coltivare il riso e gli agrumi, abbellendo il regno con stupendi monumenti. Delle numerose moschee ad oggi non ci è giunto nulla perché trasformate in Chiese cristiane. Lo stesso Palazzo dei Normanni a Palermo non reca più tracce della natia costruzione Araba.
    Furono secoli di continuo progresso per la Sicilia finché, nel 1060, giunsero i Normanni che in 30 anni riuscirono a scacciare i Musulmani da queste terre, trasformando l’isola in un feudo della Santa Sede. Sotto Ruggero II, che elesse Cefalù quale sede della propria dimora reale, fu costruito nel 1131 il suo Mausoleo, la Basilica Cattedrale. Furono anni duri, disturbati dalle continue battaglie contro Federico Barbarossa concluse solo alla stipula della pace a Costanza nel 1183, pace che portò allo sposalizio tra Costanza d’Altavilla (figlia di Ruggero II) con Enrico VI di Svevia. Si dovette attendere il 1198, quando il frutto di questo matrimonio, Federico II il “stupor mundi”, inizio una riorganizzazione del regno sotto l’aspetto tecnologico, culturale e legislativo, riorganizzazione che venne mantenuta e sviluppata dal figlio Manfredi.
    Manfredi riuscì a regnare in Sicilia fino alla sua morte, giunta nel 1266 a Benevento durante una battaglia con le forze di Carlo I d’Angiò, che ottenne il regno per concessione da papa Urbano IV, dopo la scomunica di Manfredi, e quindi la corona per mano di papa Clemente IV. L’epoca Angioina sparse il malcontento in tutta la popolazione a causa della politica fiscale da questi introdotta e dal trattamento riservato ai natii da parte dei Francesi, soprattutto alle donne. Molte furono le insurrezioni e feroci le risposte dei dominatori che arrivarono a sterminare intere cittadine. Il popolo, che ancora aveva in grazia l’epoca sveva, riponeva in Pietro III d’Aragona (sposato con la figlia di Manfredi) le proprie speranze. Il lunedì di Pasqua del 1282 l’intera popolazione palermitana si scagliò contro i francesi, proclamandosi indipendente e dando inizio a quelli che furono chiamati i Vespri Siciliani. In breve anche le altre città dell’isola seguirono Palermo, resistendo ai francesi, tranne la città di Sperlinga (EN), l’unica che sostenne i soldati angioini per circa un anno. Nel castello di Sperlinga ancora oggi è possibile leggere di questo tradimento: “Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit” – Ciò che piacque ai Siciliani, solo Sperlinga lo negò.
    Il 30 agosto dello stesso anno, Pietro III d’Aragona, a cui fu promessa la corona dal popolo, sbarcò a Trapani scacciando Carlo I d’Angiò verso Napoli, la sua sede, nel giro di poche settimane. La Sicilia divenne un regno a se stante, ben diviso dal Regno Aragonese, ottenendo la propria indipendenza ed una propria dinastia regnante fino al 1410, quando Ferdinando di Castiglia venne eletto regnante, unendo così le due corone. Vennero emanate leggi a difesa del popolo e venne istituito il primo vero parlamento siciliano, ma tutto ciò non giovò all’isola che visse una nuova epoca di decadenza ed una nuova epoca di insurrezioni.
    A seguito della pace di Utrecht, nel 1713, il Regno di Sicilia venne consegnato a Vittorio Amadeo II di Savoia che riuscì a mantenerne il comando fino al 1734, passando, con lo sbarco di Don Carlos della dinastia borbonica di Spagna, ad una nuova fase di indipendentismo che durò fino al 1816, quando Il Regno di Napoli ed il Regno di Sicilia furono uniti nel Regno delle due Sicilie, perdendo man mano buona parte dei privilegi assunti nei secoli.
    Nuovi moti per l’autonomia siciliana si sollevarono dal popolo che passarono sotto la guida di Alberto Amedeo, figlio di Carlo Alberto, per pochi mesi del 1848, durante il governo provvisorio, prima di tornare nuovamente sotto dominio borbonico.
    Ma la Sicilia era matura, guardava al Piemonte e sognava la liberazione, doveva solo dimostrare di volerla.
    Guidata nel 1860 da Francesco Riso, la rivolta del Convento della Gancia, diede modo a Crispi di dimostrare che la Sicilia era pronta per accogliere la spedizione di Garibaldi. Questi sbarcò a Marsala ed il 14 maggio proclamò Salemi (TP) prima capitale d’Italia, titolo mantenuto per un solo giorno. Rinforzate le truppe grazie a dei volontari vinse i borboni a Calatafimi e quindi si diresse a Palermo, il 27 maggio, liberandola. La marcia dei Mille quindi continuò su Milazzo e Messina per poi risalire fino a Napoli, la Sicilia era libera!!
    L’aspirato indipendentismo siciliano continuò ad essere argomento che alimentava moti e rivolte in Sicilia, sedati finalmente il 15 maggio 1946 con l’istituzione della Regione Siciliana quale regione autonoma.